la memoria è viva

 

Quando si parla della Notte della Taranta tutti pensano alla grande festa di musica. Ma non è solo un luogo dello spettacolo, è anche occasione per indagare il territorio, i suoi interstizi più profondi, i suoi legami più antichi, per fare di questa memoria, e quindi della tradizione, un progetto di sviluppo. Tant’è che la N.T. nasce all’interno dell’Istituto Diego Carpitella, quale unione di quattro comuni che si associano per fornire un territorio dove indagare la tradizione, infilarsi nelle sue pieghe e farne di questo
fiume carsico un’emergenza, ossia qualcosa che riaffiora dal fondo della memoria, come occasione di sviluppo del territorio stesso.
Il progetto “La Taranta nella Rete”, a dodici anni dalla nascita dell’Istituto D.C., si affianca ad altre iniziative come la Biblioteca di Studi Storici sul tarantismo (collana editoriale) e la ricca biblioteca storica sul tarantismo, che testimoniano la vocazione di ricerca che anima l’Istituto.
“La Taranta nella Rete” è il passaggio più artilacolato ed organico di questo lavoro di documentazione sulla tradizione orale del Salento e sul suo folklore, inteso nel suo senso etimologico dall’inglese: sapere del popolo.
Mi è caro ricordare la premessa fondamentale al progetto: la memoria è viva e vitale solo se rientra nell’interesse delle giovani generazioni, solo in questo modo c’è il passaggio del testimone. E’ questo il fuoco centrale del progetto biennale: la formazione e anche la valorizzazione dell’interesse delle giovani generazioni rispetto alle proprie radici, sfuggendo dai luoghi dello spettacolo per incardinarsi in occasione di investigazione e reinterpretazione di tutto il materiale della memoria che negli anni è stato raccolto.
Sarà un percorso molto articolato, che va dalla valorizzazione delle giovani band in tutta Italia che hanno concentrato la loro azione creativa nel rivisitare la tradizione nella contemporaneità secondo i codici a loro più pertinenti, alla cinematografia che si cimenta con lo scrutare ogni vicolo, ogni scoglio, ogni scorcio di paesaggio e legge attraverso le immagini non solo i protagonisti depositari della tradizione, ma anche il loro contesto sociale e paesaggistico, ad esempio riprendere un Uccio Aloisi che canta durante la sua attività principale che non è fare il cantante, ma il contadino. Ma anche far confrontare le giovani generazioni con i grandi professionisti del mondo artistico e musicale, come Mauro Pagani, De Simone, è la materializzazione della missione che l’Istituto Diego Carpitella da sempre si è dato, e cioè quello di non essere solo legato alla costruzione di un festival musicale pure importante da più punti di vista, ma provare a rendere leggibile e quindi fruibile quella materia prima che permette anche al luogo dello spettacolo di realizzarsi.